Una storia che nasce nel 1958

Nel 1951, seguito di gravi incidenti avvenuti a bordo di due VLCC, l’allora Ispettorato delle Capitanerie di Porto emano la circolare Serie I/8705 con la quale estendeva il Regolamento già in essere dal 1948 presso il Porto di Genova, stabilendo che lo stato di degassifica e le condizioni di respirabilità all’interno delle cisterne delle navi, doveva esser verificato e certificato da un “chimico autorizzato” dall’Autorità Marittima. Nasceva così il “consulente chimico di porto“. Nei sorgitori nazionali si ebbero così professionisti di altissimo livello professionale, dal Professor Piantanida, docente all’Accademia di Livorno, al Prof. Maragliano docente di chimica all’Università di Genova, senza dimenticare il Prof. Piazzi, docente all’Accademia di Livorno, il Dr Dello Ioio a Napoli e così via. Questi professionisti e cattedratici, pionieri di questa attività, si resero ben presto conto che per poter progredire ed evitare incidenti drammatici, dovevano mettere a sistema le loro capacità e le loro esperienze. Fu così, che nel 1958, decisero di dare vita ad una Associazione Nazionale che potesse riunire i consulenti chimici di porto operanti sul territorio nazionale al fine principale di condividere fra loro esperienze e problematiche per crescere professionalmente. Nel tempo e con l’emanazione di regolamenti internazionali sempre più stringenti, l’attività richiesta dalle Autorità Marittime e Portuali al consulente chimico di porto si allargarono dalla cantieristica navale alle merci pericolose ed all’ambiente. Nel 1969, il Ministro Vittorino Colombo emanò una circolare con la quale si stabiliva che gli interessati a svolgere questa attività in seno ai porti dovevano essere iscritti in appositi registri tenuti ai sensi dell’Art. 68, 2° Comma del Codice della Navigazione e che erano necessari a tal fine ben precisi requisiti: Laurea in chimica, chimica industriale o ingegneria chimica, iscrizione all’albo professionale, idoneità fisica e superamento di una prova teorica da svolgersi in Capitaneria di Porto.

Successivamente, nel 1981 venne imposto un tirocinio pratico di 6 mesi e nel 1999, a seguito dell’emanazione del D.Lvo 272/1999, il tirocinio pratico, effettivo e da dimostrare, venne esteso ad un anno al termine del quale è prevista una prova teorica di fronte al Capo del Circondario Marittimo con una commissione composta dal Comandante del Porto, da due consulenti chimici di porto nominati dalla Federazione Nazionale dei Chimici e dei Fisici (FNCF) e dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) e da un funzionario dell’Autorità di Sistema Portuale, laddove istituita. La qualificazione tecnica minima necessaria per affrontare questa attività è un punto cruciale, così come avviene nel resto del mondo laddove esistono figure sovrapponibili definite in generale “Port Chemist” o “Marine Chemist”.

Il consulente chimico opera a fianco delle autorità anche per la gestione di emergenze in mare (navi che cercano rifugio) ed emergenze chimiche in ambito portuale e a bordo delle navi fornendo il supporto tecnico-chimico-nautico necessario in questi casi.



Il consulente chimico di porto, nello svolgimento delle sue funzioni, opera in nome e per conto delle Capitanerie di Porto con le quali sussiste un rapporto fiduciario.

